Il 25 aprile dalla Diva
Ama leggere, scrivere e il Parma Calcio. Cita spesso Nanni Moretti, Gregory Bateson e il Parma Calcio.
Qualche anno fa io e Vale, eravamo su al paese, era il 25 aprile, pioveva, sembrava di nuovo autunno, siamo andati a trovare la Diva per farci raccontare delle storie della guerra.
Ma le legne laggiù ce le mettete?
A Parma? No, un si pole mica accendere il fuoco in città. È vietato.
E come mai?
Per l’inquinamento.
E un avete freddo?
C’è il riscaldamento. Il camino manco lo abbiamo, noi. C’è in certe case vecchie, ma un lo si può accendere. È vietato. Per legge.
Eh, se c’è già caldo senza camino, un occorre. Qui invece ci vuole.
Eh qui ci vuole sì.
Ma insomma noi altri siamo abituati. Io poi se ho freddo chiappo e accendo anche la stufa.
La Diva si chiamava proprio così, non era un soprannome. Anche se poi Vale la chiamava Tata perché la conosceva da sempre. Ci offriva un bicchiere di Gambadilegno o il caffè e facevamo due chiacchiere.
Tata, ma ce le conti di quelle storie di quando c’erano i tedeschi?
Ah io dei tedeschi, un avevo mica paura dei tedeschi.
Sì ma ce le riconti? Perché io non me le ricordo.
Un te le ricordi?
No.
E allora te le riconto sì.
I paracaduti
Una volta al Catin c’avevano tirato giù i paracaduti. C’erano certi pacchi di maglia da omo, con le maniche felpate. Belle. Io avevo le pecore, sai? Eravamo io, c’era la Maria dell’Isoppe, che però tu un l’hai conosciuta. E poi chi c’era? Il Dino, che poi è andato in Brasile. Insomma, andavamo lassù, alle pecore, nel Catin. Ci sai tu? Per andar alla Catinella, ci sai? E insomma, arriviam su, e c’era tutto pieno di roba. L’avevan tirata giù coi paracaduti. Calze, pantaloni, camicie. Tutta roba americana.
Per i partigiani?
Eh oh! L’avevan tirata gli americani per i partigiani. Ma certi pacchi e questi paracaduti di seta. Celesti. Rosa. E noi, ma guarda te il cervello, noi prendemmo delle pallottole di mitra e le sotterrammo. Ma c’eran certi calzoni. Piegati. Tutti calzoni americani. Camicie americane. Calze. C’era ogni sorta di grazia di dio. E noi pigliammo solo una brancata di pallottole di mitra, le sotterrammo.
E sono sempre lassù?
E chi lo sa? Ma un potevamo pigliare una camicia, una giubba? Ma guarda, che seta quei paracaduti. Una seta! Poi una sera l’Adenaco venne qui in casa, era capo dei partigiani lui, sarebbe il padre del Coluccio. Hai presente? Venne qui e disse, Oh Diva, te che hai visto lassù al Catin? Eh che ho visto, che ce n’era per tutti. Camicie. Certi pacchi di calze da omo, ma belle, di quelle verdi. Ma io un prendetti né una camicia, né una calza. Solo quelle pallottole. Facemmo una buchetta e via. E dire che c’erano di quei pantaloni. A pacchi così alti. Tutti piegati. C’era ogni sorta di grazia di dio. Tranne il cioccolato. Dico, almeno avessero tirato un popo’ di cioccolato. E insomma, Dottore, gli dissi all’Adenaco, li ho visti, li ho toccati, li ho guardati, ma a casa mea un sono arrivati nemmeno un paio di calzarotti.
E nemmeno il cioccolato.
Eh, ci fosse stato, chissà.
L’Adenaco
L’Adenaco stava qui, a casa del me nonno, con la su moglie e il su figliolo, il Coluccio. Era nei partigiani. Era il capo. Che prima stava in Mezzana, ma gli dettero fuoco alla casa.
Ah sì?
Eh oh! Lui scappò via giù, verso i mulini. Gli tirarono col mitra. Lo chiappon, gli portarono via un dito, alla mana, all’Adenaco. Lo chiappon ma un lo chiappon mia. Andò giù, verso i mulini, sai? Un lo ritrovarono quelli, però vennero su, in Mezzana e gli dettero fuoco alla casa. Bruciò tutta la casa.
E dopo non lo sapevano che era qui nascosto?
Eh ih! Gli mettevano le guardie laggiù, i suoi, di qua, di là, e la notte lui dormiva via, al casale, lassù, dall’Isoppe. Dopo, una notte, sentimmo degli spari alla Cardaccia. Sai, dal Bovaio, in giù verso il Pizzorno? E allora c’era qui la moglie dell’Adenaco che diceva, Palmiro hanno sparato! Palmiro hanno sparato! Al Palmiro, sai?
Il Palmiro della Beppa?
Sì. E il Palmiro gli disse Eh sì, hanno sparato verso la Cardaccia. E vedemmo che tiraron i bengali. I bengali, sapete…
Tipo le bombe?
No, per vederci eran. Come dei razzi. Ma certi fuochi! Li tiraron giù verso la Cardaccia. Facevan di quelle focate che si vedeva tutto di qua al Pizzorno. Che lavori. E che paura.

Il Coluccio
E insomma, sai, noi avevamo le pecore, mi toccava andare alle pecore. Una volta venne qui la mamma del Coluccio e mi disse, Oh Diva oh Diva, ti raccomando una cosa. E che mi raccomandate? Portami via il Coluccio, che se no me lo portano via, me lo ammazzan. Portalo via con te, digli che è tuo fratello, portalo via. Mi toccò portarlo via, portarlo alle pecore con me. Poi io portarlo no, perché camminava da sé, ma insomma, bisognava stare attenti che un cascava e così.
Ma era picculin?
Eh oh! E bisognava portarlo via, portarlo alle pecore a giornate.
Le pecore
Poi quando si arrivò a casa una sera il me papà mi dice Bisogna portar le pecore fuori, che dan fuoco alle capanne. Dio bono. Era di notte. E adesso, dove si mandano papà le pecore? gli dissi. E il me papà mi disse che nella stalla un si potevan tenere, bisognava mandarle ai Pozzaioli. Hai presente? Dove ora han fatto quelle case là. Ma era di notte e io avevo paura andar sola, così c’era il Coluccio e ha detto, Vengo io con te, ti faccio compagnia io. Bisognò andar su, io e il Coluccio, richiappar le pecore, levarle dalla stalla, e portarle là al canal dell’Angelo. Sai di là? Andammo su ai Pozzaioli e le lasciammo lì. Così, dicevo al Coluccio, un ce le ammazzan, anche se ci dan fuoco alla capanna le pecore ci restan vive. Siamo tornati a casa. Le capanne un le bruciarono. Ma il fieno lo portaron via tutto. Un ci restò neanche un brusco. Il me papà diceva Zitta, un dirgli nulla, che se no ci dan fuoco alla capanna. Portaron via tutto il fieno. E alle pecore cosa gli diamo? Io piangevo, un mi facevo vedere da quegli altri, ma piangevo, e il me papà che un voleva che piangessi mi diceva Alle pecore daremo qualcos’altro. Poi andarono via e l’indomani, di giorno, andai a recuperare le pecore.
E c’eran tutte?
Sì sì, c’eran tutte le pecore. Ma quanti pianti, quanti pianti.

Noi. Volere. Ova
E poi c’era quel mattarello del me fratello. Gli diceva il me papà Un andar via, statti bono che è pericoloso. Ma era come picchiar l’acqua al mortaio. Un giorno ci chiamò la Lena, Esterina, Esterina! La me mamma, lo sai, no? Io mi affacciai alla finestra. Che c’è? Hanno chiappato il Nanni, i tedeschi! Era negli Orti, il Nanni, col Sero, il fratello della tu nonna. Lo chiappon e lo portaron lassù, in quel campo, vicino alla casa della tu nonna. Io andai su, c’era tutto pieno di tedeschi, e il loro capo, era tenente, mi disse Noi. Volere. Ova. Io gli dissi che lì con me un ce le avevo, dovevo andare di sotto, in casa. Oh mamma, gli dissi, ce n’è di ova? Sì, mi disse, ce n’è. Eh, mi han detto che vogliono delle ova. E me ne dette un paniere e io tornai lassù. E lui, questo tenente, cara mia, mi parlò in una maniera che io un capì. E poi cominciò a chiamare, a fare l’appello. Li distribuitte tutte queste ova. Li chiamava per nome e questi rispondevano Presente e prendevano un ovo. E poi lui, il tenente, mi disse, Chiama il tu fratello. E allora io, Nanni, vieni! E lui venne e mi disse Al Sero, gli hanno sparato, laggiù al muro degli Orti. È cascato giù dagli orti.
Al Sero?
Eh oh! È morto, piangeva il me Nanni, è morto! Ma che morto, gli dissi io piano. Stai zitto, vieni, il Sero un è morto. Il Sero, aveva saltato il muro degli Orti ed era scappato. Allora possiamo andare? dissi al tenente. E lui disse che mio fratello sì, poteva andare, ma io c’avevo d’andare a accompagnarli a Isola Santa. C’erano i partigiani verso laggiù, capito? Gli tiravan col fucile ai tedeschi. Così gli dissi che almeno mi lasciasse andare a dirlo alla me mamma, che se no si preoccupava. E il tenente mi disse che potevo, ma che il Nanni per il momento restava lì. Così dissi, Oh mamma, mi han detto che mi tocca andare a Isola Santa a accompagnarli. E la me mamma, figurati, prima piangeva per il me fratello, ora piangeva per due. No, dice, un ti ci mando, ho paura che t’ammazzano. Eh, ormai mi han detto che m’aspettano, c’ho da andar via, c’ho da andar con loro, ammazzarmi poi un mi ammazzeranno che io un gli ho fatto nulla. Così tornai lassù e il tenente cominciò a chiamarli per nome, a fare l’appello, di nuovo, ed era tutto un presente, presente, presente. E poi mi disse, Il su fratello, lo mandi a casa. E mia mamma che urlava Uno me lo lasciano, l’altra me la riportano via. Sai, i genitori, come fanno?
Aveva paura.
Eh oh!
Ma come mai volevano che tu li accompagnassi?
Avevan paura dei partigiani che erano ai Pianacci! Hai capito? Se sanno che c’è lei, pensavano, un ci sparano. E la mia mamma andò dal povero Giustin. Gli disse Vi do tanto tabacco, ci andate voi al posto della me figliola a accompagnare i tedeschi? Ci vado sì, gli disse lui. Era un ometto, di stazza, ma un crisitano più intelligente di noi altri tutti. E allora venne e disse, Signor Tenente, permette una parola? E lui disse, Anche due. Gli disse il Giustin, C’è la sua mamma che è là che piange, vengo io a accompagnarvi a Isola Santa, ce la può mandare a casa? Il tenente ci pensò un popo’ su, e poi mi disse a me, Sì sì, d’accordo, vadi pure. E però m’aveva preso la carta d’identità del me Nanni, un potevo andar via e basta. E allora presi coraggio, Oh signor tenente, gli dissi, per piacere, mi può ridare la carta d’identità del me fratello? Perché se me lo riprendono un’altra volta, un ha più nulla, me lo portano via. Sì sì, disse, Subito. Sgaruffò nella sua giacchetta. Eccola, mi disse. Mi ridette la carta d’identità del me fratello. Allora io gli dissi Arrivederci e grazie. Ma c’era tutta questa banda di soldati. Vogliamo la signorina, vogliamo la signorina, dicevano. Un ce lo vogliam quel vecchio, vogliamo lei che venga a accompagnarci. Ma urlavano forte. E il tenente si voltò e gli disse, Silenzio! Gli fece così con una mana. Lei vadi a casa.
Il Giustin
Ma il Giustin era di qui?
Sì, stava lì dove stai tu. Era il marito dell’Assunta. Sarebbe stato il papà della Iva, della Anna, della Maria, del Pietrino, del Battista della Beppa, del Guido, del Ferdinando.
E era Trielli di cognome?
Trielli.
E invece quell’altro che stava qui, come faceva di cognome?
Il dottore? Coli. Lui era Coli.
E di nome come hai detto che era?
Adenaco. Era il papà del Coluccio.
E insomma dopo ti mandonne a casa.
Sì.
E questo Giustin dopo tornò?
Il Giutin andò a accompagnarli e dopo tornò. Ma i partigiani lo avevan visto dai Pianacci che era il Giustin, hai capito? E la me mamma gli dette un so quanto tabacco. E sigari. Ogni sorta di dio. Perché te li davano con la tessera. I miei un fumavano, ma dovettero pigliarlo e poi lo dettero a lui.

In borghese
Ci sei mai passata dalle Capanne per andare a Castelnovo?
Certo.
Eh, laggiù, dal Pizzorno, c’è stato un momento che era tutta una sparatoria. C’erano i partigiani da un lato e gli altri dall’atro e si sentivano di questi colpi… Che noi ci andavamo a pecore, c’eravamo io, la Beppa del Palmiro, la Giorgia, ma venivano di quelle sventole che scappammo via. E la Giorgia diceva, dio mandi, ci ammazzano tutte le pecore, dio mandi, ci ammazzano tutte le pecore. E come ci ammazano tutte le pecore? gli dicevo, lasciate stare, che se vennon su ci ragiono io, gli dico che un ci sparino. E quelli montarono dalla strada, veniron su come fulmini. E io gli dissi, Un sparate che siam noi altri, di male noi un ne facciam a nessun, e se avete bisogno vi aiutiam.
Ma quindi lo capivan l’italiano?
Eh oh, erano Italiani! In tre erano. Si guardarono l’un con l’altro e uno, un bassino, mi disse che lui sarebbe venuto anche via. Così io gli dissi, Guarda, se te vuoi venir via, vieni a casa mea, ti faccio dare dei pantaloni, dalla me mamma, glielo dico, ti faccio dare una camicia, ti faccio dare delle ciabatte, delle scarpe, via, che in tempo di guerra bisognava arrangiarse. Così poi te ne torni a casa toa, gli dissi. E lui sembrava contento, disse che un scherzava, che sarebbe venuto vero. E io gli dissi che anche io un scherzavo e gli detti le indicazioni per il paese e gli dissi Domanda delle pastore, siam noi altre, ti cambio io per andare a casa. Perché vestito da borghese è differente che vestito da soldato. Ma io poi un lo rivedetti. Dicono che finì lassù, al Tribbio, dal povero Merico. Forse sbagliò strada, chissà. C’erano anche gli altri due. Volevan dei vestiti, ma il Merico un gli dette nulla. Che se passavan di qui io gli avrei dato qualcosa, ma il Merico invece. Lui gli aveva portato questo fiasco di vin, dicono, ma il Merico era garoso, scattò, gli dette un calcio così a quel fiasco e lo spaccò, glielo tirò e quelli scappon via.
Ma il fiasco chi lo spaccò, il Merico?
Il Merico. Ma anche lui aveva del coraggio. E se ti danno una revolverata, un ti sdraian lì come un neccio*? Ma insomma, la guerra, grazie a dio, passata l’abbian passata. E chissà se l’ha passata anche quell’altro che voleva vestirsi da borghese.
Il tedeschino
Ma Tata, non c’era nessuno che ti faceva il filo a te? Di tedeschi, intendo.
Eh oh, c’eran sì! C’era questo tedeschino che mi lasciò la sua fotografia. Biondo. Io dicevo alla me mamma, Mi piglio un tedesco, vado in Germania. Il tedesco diceva Bella Germania, bella Germania. E mia mamma, Sì sì, vai te, vai. Ma tu lo sai se è bella la Germania? Io no.
In questo pezzone
Persone
- La Diva
- Valentina la figliola del Marino
- L’Adenaco, il Coluccio, il Giustin, il Merico. E poi il Palmiro, la mamma del Coluccio, un tenente tedesco, tre soldati italiani, il Nanni, il papà e la mamma della Diva, la Giorgia, la Beppa del Palmiro, il Dino che poi è andato in Brasile, la Maria dell’Isoppe.
Luoghi
- Il Catin
- Mezzana
- Cardaccia
- I Pozzaioli
- Gli Orti
- Isola Santa
- I Pianacci
- Il Pizzorno
- Il Tribbio
* Piatto tipico garfagnino. È tipo una crepe, ma fatta con la farina di castagne.


